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IL LIBRO
  by Ronde Operaie / Categoria :: -Ronde Operaie
Pubblicato il mer, 23 lug @ 00:15
 


Vi consiglio di non leggere il libro: "Morti Bianche". E’ un libro pericoloso. Le
testimonianze dei famigliari delle vittime sul lavoro, assassinati sul lavoro, sono
così sconvolgenti che dopo non sarete più gli stessi. Dopo, se il vostro padre,
figlio, fratello. Se la vostra madre, figlia, sorella si recheranno al lavoro
conterete le ore che vi separano dal loro ritorno. Forse, vi verrà spontaneo
chiedergli di accompagnarli, per proteggerli.
Quando una persona muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore,
l’aggettivo più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni anno,
cinquantamila invalidi ogni anno. Migliaia di famiglie sul lastrico, vedove con figli
piccoli da educare, sfamare, amare trattate come delle questuanti. Liquidate con
qualche migliaio di euro.
Non siamo nel Medio Evo, siamo nel Nuovo Evo Italiano. In un punto del tempo e dello
spazio dove se un rumeno stupra una donna il Paese si indigna, ma se muoiono cinque
operai al massimo, e comunque per poche ore, il Paese si rattrista. Una lacrima
scende dal Palco delle Autorità. Il nostro Evo Moderno non nasce dal nulla, ha
un’origine chiara, solare: il lucro. La morte di un uomo è un rischio di impresa.
Quanto costa mettere in sicurezza un impianto, la formazione per i propri dipendenti,
le attrezzature per la loro incolumità? Molto di più, enormemente di più,
dell’eventuale risarcimento per la morte di una persona. Le aziende lo sanno, lo
mettono in conto. Può succedere. In quel caso, sfortunato, si paga il minimo
necessario. Gli studi legali della società contro l’avvocato della vedova o della
madre. Dovrebbe essere lo Stato a tutelare legalmente le famiglie dei caduti. Se la
morte di un dipendente costasse alle aziende più degli investimenti in sicurezza, non
morirebbe quasi nessuno. E’ l’economia della morte. Se vale poco, si può rischiare.
E’ il prezzo della vita, che vale meno della produzione. Il trionfo
dell’autoregolazione del mercato. La mancanza di regole. La classifica del sangue. Un
militare ferito in Afghanistan merita la prima pagina del giornale. Tre morti sul
lavoro un riquadro in quindicesima pagina.
La legge Maroni (fatta quando lui era ministro del Lavoro),detta 30, detta Biagi ha
una grande responsabilità nelle morti bianche. Un precario è un candidato naturale a
morire sul lavoro. I motivi sono due. Il primo è che non può lamentarsi per le
condizioni in cui si trova, sarebbe subito licenziato. Un sopravvissuto al rogo della
Thyssen Krupp ha dichiarato che gli estintori erano vuoti, i turni massacranti, ma
non si poteva dire se si voleva conservare il proprio lavoro. Chi ha una famiglia
pensa ai figli, china la testa e spera che non tocchi a lui. Il secondo motivo è che
un precario non ha tempo per essere istruito, formato. E’ assunto per pochi mesi o
anche per qualche settimana. Non è economico investire su qualcuno che è di
passaggio.Molte morti bianche avvengono nei primi giorni di lavoro, tra i precari,
tra gli extracomunitari assunti in sub-sub-appalto al cui vertice della catena ci
sono le amministrazioni pubbliche.
“Morti Bianche” è il seguito di “Schiavi Moderni”, un libro che descriveva lo
sfruttamento totale delle persone, ma le lasciava in vita. “Schiavi Moderni” era, a
suo modo, un libro ottimista. La sera, con pochi euro, senza pensione, senza un’idea
del futuro, si tornava comunque a casa con le proprie gambe. Forse anche “Morti
Bianche” è un libro ottimista. Il proprietario della Umbria Olii, dove sono morte
quattro persone sul lavoro in un’esplosione, ha citato le loro famiglie per 35
milioni di euro per i danni causati allo stabilimento. E’ la nuova via del
capitalismo italiano, assistito dallo Stato e supportato dai sindacati. I dipendenti
li sfrutti, li uccidi e chiedi il risarcimento. Del lavoratore, come del maiale, non
si butta via niente.

Ordina il libro "Morti Bianche" a prezzo libero.



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