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LETTERE SUL TEMA MORTI BIANCHE E SICUREZZA SUL LAVORO
  by Ronde Operaie / Categoria :: -Ronde Operaie
Pubblicato il mar, 15 giu @ 16:42
 


ER ANDREA GAGLIARDONI E PER TUTTE LE VITTIME SUL LAVORO

Da: Samanta Di Persio

Quando accadono tragedie come quella Thyssenkrupp o dell’ Umbria Olii, per qualche
giorno i riflettori dei media italiani si accendono e qualche rappresentante politico
dichiara che la realtà deve cambiare, che non si può continuare a piangere vittime
innocenti, affiancato, spesso e volentieri, dai moniti del Presidente Napolitano. Ma
poi, puntualmente, si spegne tutto, cala il silenzio, rimangono solo le lacrime, il
crudo dolore dei familiari, dei lavoratori e delle lavoratrici vittime degli
incidenti. 

Il parossismo del nostro Paese è arrivato al punto tale che una famiglia, nello
specifico la famiglia Gagliardoni, dopo 4 anni dalla morte di Andrea, operaio
ventitrenne dell’ Asoplast di Ortezzano, schiacciato  da una macchina tampografica
non a norma,  abbia difficoltà nel trovare una degna sepoltura per il giovane. Al
tempo della tragedia la mamma Graziella sotto choc aveva accettato il loculo in
prestito da parte di una carissima amica di famiglia. Dopo 4 anni in seguito alla
richiesta della signora di riavere il loculo, Graziella va dal sindaco, ma questi gli
dice che non è possibile traslare Andrea finché la signora non muore. Inizia una via
crucis al comune, senza nessuna risposta.

Il sindaco resterà irremovibile persino di fronte agli avvocati della trasmissione di
“Mi manda Rai 3” che gli dicono che non esistono regolamenti che avvalorano la sua
tesi.

Saremo il 19 Giugno a Porto Sant’ Elpidio alle 11:30 accanto a Graziella e la
famiglia Gagliardoni per mantenere vivo il ricordo di Andrea e di tutte le vittime
sul lavoro.

L’ anno 2009 si è chiuso con 874.940 infortuni sul lavoro e 1.120 casi mortali. Cifre
terrificanti, degne di una guerra.

Bisogna potenziare i controlli nei luoghi di lavoro, fare in modo che vengano
eseguiti seriamente e completamente,  bisogna che i responsabili degli infortuni e
delle morti siano puniti con pene esemplari, che tutti i lavoratori siano formati
sulle norme di sicurezza e che gli RLS e tutti i lavoratori che denunciano condizioni
di insicurezza non vengano penalizzati (vedi i casi  di Dante De Angelis e Salvatore
Palumbo, entrambi licenziati, quest’ ultimo ancora non riassunto e con tre bambini a
carico).

Chiediamo al sindaco e alle autorità competenti di destinare finalmente un loculo ad
Andrea, in modo che possa avere una degna sepoltura.

Chiediamo a tutti i cittadini e a tutte le organizzazioni di partecipare al presidio
perché tale evento è anche l’ occasione per chiedere ancora una volta con forza che
venga realizzata nei fatti una politica della sicurezza sul lavoro affinché nessun
lavoratore rischi la vita.

Associazioni e cittadini aderiscono.

Informare per resistere, Cgil Fermo, Italia dei Valori di Senigallia, Rifondazione
Comunista di Fermo, Agende Rosse, Meet up Macerata, Legambiente Fermo Valdasso,
Unione Sindacale Italiana Usi Ait, associazione Ruggero Toffolutti

Helene Benedetti, Samanta Di Persio, Alessandra Arezzo, Andrea Bagaglio, Leopoldo
Pileggi, Marco Bazzoni, Maurizio Aloisi, Christina Pacella, Patrizia Angelozzi,
Lorena Coletti, Eileen Forsythe, Stefano Seproni

Porto Sant’ Elpidio (Marche) 19 giugno ore 11.30 piazzale della stazione

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FARE REALMENTE PREVENZIONE, NON SOLO DISCORSI !

Riporto a seguire la notizia dell’ ennesimo infortunio mortale sul lavoro. Uno dei
quattro che avvengono tutti i giorni e che in genere vengono taciuti.
Questo ha avuto da parte dei media una maggiore evidenza per l’ aspetto
“spettacolare”: l’ esplosione del silos, i lavoratori scagliati a decine di metri di
distanza, le foto delle lamiere contorte . . . 
E di conseguenza tutti si sono sentiti in dovere di esprimere perplessità e
cordoglio.
Dall’ arcivescovo, all’ assessore di turno, a Nichi Vendola, agli amministratori
della Sanofi Aventis.
E tutti si augurano che venga fatte piena luce sulle cause dell’ incidente.
Come al solito passeranno mesi e anni tra perizie, controperizie, udienze, rinvii.
Alla fine il reato cadrà in prescrizione o nella migliore delle ipotesi qualche
responsabile verrà condannato per omicidio colposo, con sospensione condizionale
della pena.

Ma è possibile che tutte le volte si ripeta la stessa storia ?
Di morti per esplosioni ne abbiamo già sentito parlare altre volte. 
Il caso più eclatante fu quello della Umbria Olii, in cui 4 operai morirono nel
novembre del 2006. Anche in quel caso lavori in appalto, operazioni di saldatura su
un silos, esplosione del silos, morte. 
E sempre soltanto DOPO si chiede che venga fatta piena luce sulle cause.
Ma perché non ci si pensa PRIMA ?
Perché non si fa prevenzione ?
Perché non si sa come fare o perché non si vuole ?

Eppure le misure di prevenzione esistono. Sono codificate da anni in norme tecniche,
che sono state richiamate da Direttive Comunitarie e poi da leggi dello stato.

Riporto più oltre, per chi ha pazienza di leggere, cosa prevede la legge italiana
sulla prevenzione rispetto alle esplosioni e sulla gestione dei contratti di appalto.
Leggendo, si può capire come la norma non lasci nulla al caso, ma preveda
preventivamente una valutazione dettagliata del rischio di esplosioni e a seguito di
tale valutazione, precise procedure tecniche e procedurali per l’ esecuzione di
lavori potenzialmente pericolosi (come può essere una lavorazione di saldatura) nelle
zone classificate come a rischio. Così come la norma preveda il coordinamento delle
lavorazioni tra ditte diverse e il mutuo scambio dei rischi.

Se avviene un’ esplosione, quindi, non è per una “tragica fatalità”, ma perché non è
stato valutato per niente o non è stato valutato correttamente il possibile rischio
di esplosioni nell’ area soggetta a lavorazioni potenzialmente pericolose, non sono
state date precise informazioni ai lavoratori dei rischi e delle cautele da adottare,
non è stata fatta da parte del datore di lavoro la necessaria vigilanza.

Se avviene un incidente che coinvolge ditte appaltate, non è ancora per “tragica
fatalità”, ma perché le ditte appaltate non sono state adeguatamente informate sui
rischi presenti nelle aree in cui dovevano operare e perché non sono stati
correttamente valutati i possibili rischi dovuti alle interferenze tra lavoratori
della ditta committente e quelli della ditta appaltata.

E’ inutile piangere i morti DOPO. 
E’ inutile invocare l’ azione giudiziaria DOPO per fare luce sulle dinamiche dell’
infortunio.

Occorre potenziare e utilizzare al meglio le risorse delle autorità ispettive perché
controllino le aziende e le sanzionino, se necessario, PRIMA che avvengano gli
infortuni.
Occorre sensibilizzare e istruire i lavoratori dei rischi che possono correre, PRIMA
che comincino a lavorare.
Occorrere cambiare la logica del mercato del lavoro, perché è questa logica, prima di
ogni altra cosa, a causare gli infortuni e i morti.

Politici, prelati, imprenditori, sindacati, invece di piangere  e di vomitare inutili
fiumi di parole DOPO, dovrebbero avere il coraggio di pretendere prevenzione e
protezione dei lavoratori PRIMA ! 

Marco

IL FATTO

Esplosione nello stabilimento Sanofi Aventis: un morto e quattro feriti a Brindisi.
E' tragico il bilancio di una esplosione avvenuta intorno a mezzogiorno nello
stabilimento della multinazionale farmaceutica Sanofi Aventis, nella zona industriale
di Brindisi. 
Inchiesta della procura. 
Lutto cittadino. Stabilimento fermo per 24 ore.

di Sonia Gioia 

Da: http://bari.repubblica.it

10 giugno 2010

Un morto e quattro feriti: è il tragico bilancio di una esplosione avvenuta intorno a
mezzogiorno nello stabilimento della multinazionale farmaceutica Sanofi Aventis (ex
Lepetit), nella zona industriale di Brindisi. 

L'esplosione del coperchio del serbatoio della Sanofi Aventis ha sbalzato a diverse
decine di metri di distanza il corpo di Cosimo Manfreda, l'operaio di 40 anni
deceduto nell'incidente. Il cadavere si è schiantato contro un altro serbatoio.
Altri tre colleghi di Manfreda, come lui dipendenti dell'azienda brindisina Cof,
hanno riportato gravi ustioni (uno è in condizioni critiche, due sono ricoverati nel
reparto di terapia sub-intensiva). Il quarto operaio rimasto ferito nell'incidente,
dipendente della Sanofi Aventis, è stato medicato in ospedale e dimesso.

Gli operai della ditta appaltatrice Cos srl stavano saldando un silos contenente
acque reflue quando, per ragioni tutte ancora da accertare, si è innescata
l’esplosione facendo saltare la copertura del serbatoio. Il brindisino Cosimo
Manfreda, 40 anni, è morto sul colpo, altri tre operai sono stati ricoverati in gravi
condizioni al Perrino, si tratta di Gianfranco Branca, Antonio Mangoni e Antonio
Colella, si trovano adesso nel reparto Grandi ustionati. 

Un quarto operaio è stato invece trasferito nel reparto oculistica, per una lieve
ferita ad un occhio. Sono ancora in corso gli interventi della protezione civile, dei
vigili del fuoco oltre che dei carabinieri e della polizia. Sul posto sono giunti
anche il questore Vincenzo Carella e il sostituto procuratore di turno Pierpaolo
Montinaro, oltre che i tecnici dell’Arpa. 

La situazione è tornata  sotto controllo, anche se si lavora a tempi serrati dato che
la zona, secondo una mappa della protezione civile, è stata dichiarata ad alto
incidente rilevante. L’obiettivo prioritario è stabilire se i miasmi delle sostanze
chimiche liberate dall’esplosione, possano essere nocive per la salute pubblica,
oltre che per il resto degli operai dello stabilimento. Il vicesindaco Mauro D’Attis,
intervenuto in sostituzione del primo cittadino Domenico Mennitti che in questo
momento si trova all’estero, ha commentato: “E’ una tragedia. E’ morto un ragazzo,
mentre lavorava. E’ un lutto per l’intera città”.

Dopo aver appresa della notizia dell'incidente mortale l'arcivescovo della città,
monsignor Rocco Talucci, impegnato a Roma per la conclusione internazionale dell'anno
sacerdotale con il Papa, esprime "cordoglio e vicinanza alla famiglia di Cosimo
Manfreda, deceduto a seguito dell'esplosione di un serbatoio". L'arcivescovo assicura
"la sua preghiera per gli altri operai rimasti gravemente feriti a seguito
nell'incidente" e "segue costantemente l'evolversi delle loro condizioni di salute
attraverso il cappellano dell'Ospedale 'Perrino' con il quale si mantiene in stretto
contatto".

Talucci è "vicino ai lavoratori e ai dirigenti delle imprese, sia la Cof per la quale
lavoravano le vittime, sia la Sanofi Aventis, entrambe così duramente colpite dalla
tragedia. Nella speranza che venga fatta al più presto piena luce sulle cause
dell'incidente, monsignor Talucci auspica "un rinnovato impegno da parte di tutti a
garanzia della sicurezza sui luoghi di lavoro, augurandosi che non si interrompa il
processo di rilancio avviato qualche mese fa da Sanofi Aventis, rilancio che
garantirà stabilità di investimenti sul territorio brindisino".

L'assessore regionale pugliese alla Protezione civile Fabiano Amati sottolinea che
"in questi momenti, riesco solo ad esprimere tristezza e rabbia per il lavoratore
deceduto e per i quattro feriti che sarebbero rimasti vittima dello scoppio un
serbatoio contenente acqua e cloroformio, durante opere di saldatura".

"Allo stato - aggiunge l'assessore - l'incendio è stato estinto, non risulta alcuna
nube tossica e si sta procedendo a verificare la probabile contaminazione del suolo
da parte dell'Agenzia regionale per l'ambiente". Sul posto sono intervenuti i Vigili
del fuoco, gli operatori dell'Arpa, i carabinieri e la Protezione civile della
Provincia di Brindisi.

''Il mondo del lavoro si conferma un vero e proprio terreno minato''. Cosi' il
presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, commenta in una nota l'incidente sul
lavoro allo stabilimento chimico Sanofi Aventisi. ''Adesso occorrera' fare piena luce
su quanto e' avvenuto - prosegue - in una fabbrica considerata all'avanguardia per la
capacita' produttiva legata alle attivita' di ricerca e innovazione''. Vendola
aggiunge di provare ''un dolore immenso'' per la morte dell'operaio Cosimo Manfreda e
di essere ''vicino alla famiglia e agli amici'', con la speranza di una rapida
guarigione dei lavoratori rimasti feriti. 

Il sito Sanofi-Aventis di Brindisi fermerà la produzione in segno di lutto per
l'incidente odierno che ha provocato un morto e quattro feriti.
Lo rende noto l'azienda con un comunicato. "La rapida applicazione dei piani di
emergenza - è detto tra l'altro nella nota - ha consentito, subito dopo il grave
incidente, la messa in sicurezza dell'area interessata. Si escludono impatti
ambientali di emissioni nocive per l'ambiente e sono anche in corso le verifiche con
l'Agenzia regionale per la protezione ambientale per escludere qualsiasi
contaminazione del suolo".
"Faremo tutto il possibile - dichiara nella nota l'amministratore delegato di
Sanofi-Aventis Italia, Daniel Lapeyre - per comprendere le cause di questo incidente,
perchè la sicurezza dei nostri dipendenti è per noi una priorità assoluta. Lo
stabilimento di Brindisi rappresenta un centro di eccellenza - conclude - ed è
considerato un sito all'avanguardia sia per tecnologia produttiva sia per ricerca e
innovazione". 

COSA PREVEDE LE NORMATIVA PER PREVENIRE I RISCHI

PREVENZIONE DEL RISCHIO ESPLOSIONI

Già nel 1999 (più di 11 anni fa , veniva pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della
Comunità Europea la Direttiva 1999/92/CE del 16/12/99 “Prescrizioni minime per il
miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono
essere esposti al rischio di atmosfere esplosive”.
Con il solito ritardo, tale Direttiva veniva recepita in Italia dal D.Lgs.233/03 che
aggiungeva il titolo VIII bis “Protezione da atmosfere esplosive” all’ interno del
D.Lgs.626/94.
Attualmente tale aspetto è regolamentato dal Titolo XI e dagli Allegati XLIX, L, LI
del D.Lgs.81/08.
Vediamo quindi che cosa prescrive la legge italiana rispetto al rischio da
esplosioni.

Il Titolo XI del D.Lgs.81/08 è relativo alle prescrizioni minime per il miglioramento
della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti
al rischio di atmosfere esplosive definite come: “miscele con l’ aria, a condizioni
atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in
cui, dopo accensione, la combustione si propaga all’ insieme della miscela
incombusta”.

Secondo il Titolo XI, il datore di lavoro è obbligato ad adottare una serie di
provvedimenti dal punto di vista tecnico-organizzativo, formativo e informativo,
nonché sotto il profilo delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione
individuale.
Il datore di lavoro, nell’ assolvere gli obblighi di prevenzione e protezione, deve
valutare i rischi specifici derivanti dalle atmosfere esplosive, tenendo conto almeno
di:
probabilità e durata della presenza di atmosfere esplosive;
probabilità della presenza, dell’ attivazione e dell’ efficacia di sorgenti di
innesco, comprese le scariche elettrostatiche;
caratteristiche dell’ impianto, sostanze utilizzate, processo e loro possibili
interazioni;
entità degli effetti prevedibili.

Ad integrazione del documento di valutazione dei rischi di cui all' articolo 17 del
D.Lgs.81/08, il datore di lavoro deve quindi provvedere a elaborare e a tenere
aggiornato il “documento sulla protezione contro le esplosioni” che dovrà precisare:
che i rischi di esplosione sono stati individuati e valutati;
che saranno prese misure adeguate per raggiungere gli obiettivi del presente titolo;
quali sono i luoghi che sono stati classificati nelle zone di cui all’ allegato
XLIX;
quali sono i luoghi in cui si applicano le prescrizioni minime di cui all’ allegato
L;
che i luoghi e le attrezzature di lavoro, compresi i dispositivi di allarme, sono
concepiti, impiegati e mantenuti in efficienza tenendo nel debito conto la
sicurezza;
che sono stati adottati gli accorgimenti per l’ impiego sicuro di attrezzature di
lavoro.

Le attrezzature e i luoghi di lavoro che comprendono aree in cui possono formarsi
atmosfere esplosive devono essere adeguati secondo quanto previsto nell’ allegato L,
parti A e B.
Se necessario, le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive in quantità tali
da mettere in pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori devono essere
segnalate nei punti di accesso con il segnale previsto dall’ allegato LI (triangolo
giallo con la scritta nera EX).
Il datore di lavoro deve ripartire in zone le aree in cui possono formarsi atmosfere
esplosive.
L’ allegato XLIX definisce sei diverse zone pericolose in funzione dello stato fisico
della sostanza (gas/vapore/nebbia o polvere), della frequenza e durata della presenza
di atmosfera esplosiva.
I fabbricanti di attrezzature, macchine, prodotti destinati a essere utilizzati in
atmosfere esplosive devono fornire tutti i particolari relativi ai gruppi e alle
categorie per decidere in quali zone potranno essere utilizzati i loro prodotti,
anche se non potranno prevedere quali zone esisteranno.
Per la determinazione del tipo di zona, della sua estensione e dei suoi dati
caratteristici dove sono o possono essere presenti gas infiammabili si applica la
norma EN 60079-10.
La procedura di classificazione delle aree, si può ricondurre ai seguenti passi:
individuazione delle sorgenti di emissione;
assegnazione del grado di emissione alle sorgenti (considerando le eventuali
contemporaneità di più sorgenti);
determinazione della portata di emissione del fluido in considerazione (gas, vapore,
liquido
bassobollente o altobollente);
calcolo del volume ipotetico di atmosfera potenzialmente esplosiva intorno alla
zona;
calcolo della concentrazione media volumica;
valutazione del tempo di permanenza;
determinazione del tipo di zona individuata;
determinazione della forma della zona pericolosa;
determinazione dell’ estensione della zona pericolosa (considerando eventuali
aperture);
inviluppo delle diverse zone pericolose individuate.

A seguito dell’ analisi di cui sopra, le zone pericolose vengono divise nelle
seguenti zone, così come riportato nella norma UNI EN 1127-1, (in ordine decrescente
di pericolosità):
Zona 0: luogo in cui un’ atmosfera esplosiva costituita da una miscela di aria e
sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia è presente continuamente, o
per lunghi periodi, o frequentemente;
Zona 1: luogo in cui è probabile che un’ atmosfera esplosiva, costituita da una
miscela di aria e sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia, si
presenti occasionalmente durante il funzionamento normale;
Zona 2: luogo in cui è improbabile che un’ atmosfera esplosiva, costituita da una
miscela di aria e sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia, si
presenti durante il normale funzionamento, ma che, se si presenta, persiste solo per
un breve periodo.

Analogamente a quanto visto per i gas infiammabili, anche i luoghi classificati per
atmosfere esplosive da polveri sono divisi in zone sulla base della frequenza e
durata di presenza di atmosfere esplosive di polvere /aria secondo la seguente
terminologia,  sempre secondo norma UNI EN 1127-1, (in ordine decrescente di
pericolosità):
Zona 20: luogo in cui un’ atmosfera esplosiva sotto forma di una nube di polveri
combustibili nell’ aria è presente continuamente, o per lunghi periodi, o
frequentemente;
Zona 21: luogo in cui è probabile che un’ atmosfera esplosiva, sotto forma di una
nube di polveri combustibili nell’ aria, si presenti occasionalmente durante il
normale funzionamento;
Zona 22: luogo in cui è improbabile che un’ atmosfera esplosiva, sotto forma di una
nube di polvere combustibile nell’ aria, si presenti durante il normale
funzionamento, ma che, se si presenta, persiste solo per un breve periodo.

Nel documento sulla protezione contro le esplosioni devono essere descritte nella
maniera più dettagliata possibile (se necessario anche con disegni) le aree di lavoro
a rischio per la presenza di atmosfere esplosive, con indicazione della relativa
zonizzazione.
Il documento inoltre deve contenere la descrizione del processo interessato
eventualmente accompagnata da uno schema del ciclo di lavorazione. Essa deve
contenere tutte le informazioni rilevanti ai fini della protezione contro le
esplosioni. Tra queste, la descrizione delle diverse fasi di esercizio, ivi comprese
l’ attivazione e la disattivazione degli impianti, una rassegna dei parametri di
concezione e di funzionamento (ad esempio., temperatura, pressione, volume, carica,
numero di giri, attrezzature di lavoro), nonché, eventualmente, il tipo e la portata
delle attività di pulizia e possibili dettagli riguardo all’ areazione dei locali.

Nel documento vanno indicate in particolare le sostanze che sono all’ origine di
atmosfere esplosive e le condizioni tecniche alle quali esse si formano. Va indicato
dove possono formarsi le atmosfere esplosive pericolose, facendo una distinzione tra
l’ interno degli impianti / apparecchiature e le aree circostanti. A tale proposito
vanno presi in considerazione non solo le normali condizioni di funzionamento, ma
anche le fasi di attivazione / disattivazione, di pulizia ed eventuali anomalie nel
funzionamento.

Nel documento devono poi essere presentati i rischi di esplosione (con descrizione
della procedura applicata nella determinazione dei rischi).

Il documento deve poi contenere (e questo è l’ aspetto più importante) le misure di
prevenzione e protezione da rischio esplosione, divise tra misure tecniche e misure
organizzative.
Le misure tecniche si dividono in:
misure preventive mirate a ad evitare la formazione di atmosfere esplosive o evitare
la presenza di sorgenti di innesco efficaci;
misure costruttive mirate alla limitazione degli effetti dell’ esplosione;
Le misure organizzative devono essere, come minimo:
le istruzioni operative per un dato posto di lavoro o una data attività;
le misure intese a garantire un’ adeguata qualificazione degli addetti;
il contenuto e la frequenza della formazione (nonché i partecipanti);
le regole per il corretto utilizzo di attrezzature di lavoro mobili in zone
potenzialmente esplosive;
le misure adottate per assicurare che i lavoratori indossino unicamente indumenti di
protezione adeguati all’ impiego;
l’ esistenza o meno di un sistema di autorizzazione dei lavori e sua eventuale
impostazione
l’ organizzazione del servizio di manutenzione, ispezione e controllo;
il tipo di segnalazione delle zone potenzialmente esplosive;
Eventuali formulari relativi a tali punti possono essere allegati come modelli al
documento sulla protezione contro le esplosioni.

Al documento deve essere aggiunto inoltre un elenco delle attrezzature di lavoro
mobili autorizzate all’ impiego nelle atmosfere esplosive. Il livello di dettaglio
dipenderà dal tipo e dalla portata dell’ attività e dal grado di rischio che essa
comporta.

Il documento deve indicare chi è il responsabile o la persona da questo incaricata
della realizzazione di determinate misure (tecniche e/o organizzative) e la
tempistica e le modalità operative con cui risulta necessario applicare le misure
citate nonché il controllo dell’ avvenuta esecuzione.

Qualora nello stesso luogo di lavoro siano presenti lavoratori di diverse aziende,
ogni datore di lavoro è responsabile dell’ area soggetta al suo controllo.
Il datore di lavoro che ha la responsabilità generale del luogo di lavoro, deve
coordinare l’ applicazione delle misure riguardanti la protezione contro le
esplosioni e riportare nel documento corrispondente indicazioni precise circa lo
scopo del coordinamento e le misure e modalità di attuazione dello stesso.

COORDINAMENTO TRA DITTE COMMITTENTE E APPALTATE

Già nel D.Lgs.626/94 erano previste misure specifiche per la gestione di un aspetto
molto delicato per la sicurezza dei lavoratori: quello delle attività appaltate da un
committente a una o più ditte appaltate.
Questo aspetto è stato ulteriormente sviluppato nel D.Lgs.81/08, specificando meglio
gli obblighi di vigilanza e di coordinamento a capo della ditta committente.
Quello delle attività affidate in appalto è uno dei campi più delicati per la
gestione della salute e la sicurezza dei lavoratori.
Innanzitutto perché nella catena di appalti e subappalti si perde di vista la
regolarità delle ditte appaltate e il rispetto da parte loro della normativa su
diritto e sicurezza del lavoro.
E poi perché si ha a che fare con lavoratori che vanno ad operare in un ambiente a
loro estraneo, di cui non conoscono i rischi e che possono portare all’ interno di
tale ambiente i rischi specifici delle loro attività.
Infine perché tra lavoratori della ditta committente e quelli della ditta appaltata
si possono creare interferenze con rischi aggiuntivi per entrambi.

Senza entrare nel campo complicato dei cantieri, trattato nel passato dal
D.Lgs.494/96 (recepimento della Direttiva cantieri 92/57/CEE) e oggi dal Titolo IV
del D.Lgs.81/08, vediamo quali sono gli obblighi a carico di ditte committente a
appaltate, nel caso di contratti di appalto, che non rientrano per tipologia nel
campo di applicazione dei cantieri (come nel caso della Sanofi Avensis).
Tali obblighi sono indicati all’ articolo 26 del D.Lgs.81/08.

Il datore di lavoro della ditta committente deve, prima di affidare i lavori in
appalto, verificare l’ idoneità tecnico professionale della ditta appaltata. Il
Decreto richiede molto semplicisticamente la sola acquisizione da parte del
committente dell’ iscrizione alla Camera di Commercio della ditta appaltata e l’
autocertificazione della sua idoneità tecnico professionale.
Molto poco, in quanto si tratta di puri atti formali.

Oltre a questo, il committente deve fornire alla ditta appaltata dettagliate
informazioni sui rischi specifici esistenti nell'ambiente in cui essa è destinati ad
operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla
propria attività.
In particolare per quanto riguarda il caso della Sanofi Avensis, il committente
avrebbe dovuto fornire il documento di valutazione del rischio esplosioni, o almeno
una sintesi dei risultati e le procedure di sicurezza da adottare nelle lavorazioni
appaltate.

Il datore di lavoro deve poi promuovere il coordinamento e la cooperazione tra le
ditte, inteso come l’ insieme di procedure che permettano ai lavoratori delle ditte
di conoscere i rischi derivanti dalle interferenze tra attività lavorative e le
procedure da adottare per eliminare o ridurre al minimo tali rischi.
Ciò viene formalizzato tramite uno specifico documento unico di valutazione dei
rischi da interferenze (in breve il DUVRI), in cui vengono dettagliati, per ogni
attività lavorativa appaltata, quali sono i rischi derivanti da interferenze e come
fare per evitarli.

Oltre a ciò i datori di lavoro delle ditte committente e appaltata devono vigilare
perché le procedure così definite, vengano effettivamente seguite dai lavoratori
delle due ditte.

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NIENTE PIÙ DENUNCE INFORTUNI ALLE ASL

Da Marco Bazzoni (Operaio metalmeccanico e RLS Firenze bazzoni_m@tin.it)

Con Il DDL 3209 bis "Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della
Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese", detto “Decreto Brunetta”, si
"scippano" le ASL delle informazioni riguardanti il fenomeno infortunistico e la
regolare programmazione e gestione delle relative inchieste. 
E' superfluo ricordare, che sono proprio le ASL l' organo competente per le inchieste
sugli infortuni. 

Bisogna ricordare che questo DDL è stato stralciato il 2 marzo 2010, poi il testo è
tornato in Commissione, ed è stato modificato: ma non è che le cose siano migliorate
poi di molto, anzi...

Nella versione precedente, il DDL 3209 bis, all' articolo 7 "Semplificazione della
denuncia di infortunio o malattia professionale", abrogava completamente l' articolo
54 del D.P.R.1124/65 (Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria
contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), che recitava:
“Il datore di lavoro, anche se non soggetto agli obblighi del presente titolo, deve,
nel termine di due giorni, dare notizia all' autorità locale di pubblica sicurezza di
ogni infortunio sul lavoro che abbia per conseguenza la morte o l' inabilità al
lavoro per più di tre giorni (...)”

In pratica, abrogando l’ articolo 54  il datore di lavoro non sarebbe stato più
obbligato a denunciare alle autorità di pubblica sicurezza gli infortuni mortali o
quelli con prognosi superiore a 3 giorni, ma solo all' INAIL, che avrebbe dovuto
comunicare solo quelli mortali o con prognosi superiori a 30 giorni alla Direzione
Provinciale del Lavoro, ma non all'Autorità Giudiziaria o in alternativa alle ASL.

Nella versione modificata della commissione, l’ articolo 7 recita ora:
“Al primo comma dell’ articolo 54 del D.P.R.1124/65 la parola: ‘tre’ è sostituita
dalla seguente: ‘quindici’ ”. 

Il datore di lavoro è ora obbligato a denunciare alle autorità di pubblica sicurezza
gli infortuni mortali o quelli con prognosi superiore a 15 giorni (si avete capito
bene), mentre quelli mortali o con prognosi superiore a 30 giorni, verranno
comunicati dall' INAIL alla Direzione Provinciale del Lavoro e non più all' Autorità
Giudiziaria o in alternativa alle ASL.

Resta l'obbligo di referto da parte del medico all' Autorità Giudiziaria, per
infortuni superiori ai 40 giorni (lesioni colpose gravi) previsto dal codice penale.

Questa, modifica è una cosa GRAVISSIMA!!!

Si rischia fortemente che gli infortuni mortali o i gravi infortuni sul lavoro
diventino ancora più difficili da perseguire (già lo sono adesso, figuriamoci dopo)

Il D.P.R.1124/65 ha ben 45 anni, ed è giusto aggiornarlo, MA PER MIGLIORARLO, non per
peggiorarlo come vuole fare il Ministro Brunetta.

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EROI SILENZIOSI

Da: http://www.puntorosso.it/

17.05.10 01:51 

Ci sono eroi di cui non si parla, non compiono imprese eclatanti, anche se
inspiegabilmente riescono ad arrivare alla fine di ogni mese, che nessuno nota,
ascolta o difende. 

Muoiono in silenzio senza che nessuno ne dia conto o si assuma la responsabilità, non
portano costumi, né maschere, non hanno super poteri anche se inconsapevolmente sono
potentissimi, le loro gesta sono di quotidiana regolarità, in una nazione che di
regolare non ha nemmeno il mare. 

Escono di casa salutando la moglie, la madre, i fratelli e sorelle, i figli, si
sacrificano per avere e dare ai propri cari una vita dignitosa, non chiedono, né
pretendono onori e glorie, chiedono solo di poter tornare a riabbracciare le persone
a loro care che, in alcuni drammatici casi, non rivedranno mai più. 

Fanno di necessità virtù senza porsi domande, senza cercare risposte. 

Dopo la sciagura, questi eroi diventano un numero insignificante su una lista
infinita e che nessuno porta agli onori della cronaca, diventano un trafiletto in
terza pagina che nessuno si curerà di capire o di spiegare. 

Vittime di un sistema barbaro ed incomprensibile a cui nessuno pone rimedio quasi a
voler dire "non ci interessa se muoiono, tanto sono carne da macello". Buoni solo per
essere sfruttati, maltrattati ed in fine ammazzati. Poco importa se un bambino non
riabbraccerà il papà o la mamma, niente importa se una madre o un padre non
riabbracceranno mai più l' eroe di turno, a nessuno interessa se una famiglia piange
la morte di una persona cara solo ed unicamente per responsabilità altrui. 

Questa categoria di eroi è formata dagli operai che ignari del loro destino, si
recano sul posto di lavoro, tutti i santi giorni che dio manda in terra. 

Esiste una categoria di ASSASSINI invisibili che hanno le mani intrise del sangue di
questi eroi, riescono ad uccidere con una penna, appongono senza farsi scrupolo la
firma a decreti legge che sono, per chi li subisce, una sentenza di morte. 

Questi ASSASSINI si muovono tranquillamente tra noi, non sono perseguibili per legge
anche se responsabili di una strage senza eguali. Riescono ad avere sembianze umane
anche se di umano hanno ben poco, portano abiti firmati, fanno sfoggio della loro
arroganza senza vergogna o dignità, mangiano bevono e sperperano il sangue di questi
eroi dei quali non si assumono alcuna responsabilità, rispondono solo al dio
profitto, senza tenere in conto chi ci rimette la vita. 

Questa categoria di ASSASSINI è formata da alti dirigenti, amministratori delegati,
politici, sindacalisti corrotti, i quali, in una società seria andrebbero giudicati
per crimini contro l' umanità.

Redazione DDL “In Difesa dei Diritti e Lavoro” 
A cura di Angelo Pontoniere

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LE MANIFESTAZIONI DI PROTESTA DEI LAVORATORI DELL’ ISPESL: IL COMUNICATO DELL’
ASSEMBLEA PERMANENTE

Riporto a seguire il comunicato dell’ assemblea permanente dei Lavoratori dell’
ISPESL.

SOPPRESSIONE DELL’ ISPESL UNICO ENTE DI RICERCA NEL SETTORE DELLA PREVENZIONE DELLA
SICUREZZA DEL LAVORO.

CONTESTO
Nell’ ambito della manovra finanziaria straordinaria appena varata dal Governo in
materia di razionalizzazione delle spese delle Amministrazioni, è inserita la
disposizione di soppressione dell’ Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza
del Lavoro (ISPESL) e la relativa attribuzione delle funzioni e del personale di
ruolo all’ Istituto Nazionale delle Assicurazioni sugli Infortuni sul Lavoro
(INAIL).

MOBILITAZIONE DEL PERSONALE
Il personale dell’ ISPESL, organizzatosi in assemblea permanente, ritiene capitale
evidenziare il ruolo primario dell’ ente nel sistema della ricerca italiana in un
settore particolarmente critico come quello della prevenzione e sicurezza del
lavoro.

ARCHITETTURA E MISSIONE
L’ Istituto di ricerca nella sua multidisciplinarietà annovera un nucleo altamente
qualificato di ricercatori e tecnologi nei settori scientifici di riferimento della
prevenzione e della sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro, quali le tecnologie
di sicurezza, la conformità e la certificazione di prodotti ed impianti, l’ igiene e
la medicina del lavoro, le installazioni di produzione e gli insediamenti antropici,
che sono impegnati a livello nazionale ed internazionale nelle funzioni istituzionali
di studio, ricerca e sviluppo di nuovi approcci.
La specificità dell’ ISPESL è proprio quella di essere cinghia di trasmissione delle
conoscenze che dalla ricerca applicata generano prodotti di immediata fruizione
finalizzati all’ abbattimento del rischio ed orientati alle imprese, ai lavoratori,
alle istituzioni e ai cittadini.
Queste attività trovano capillare diffusione anche attraverso l’ azione efficace del
personale altamente qualificato dei Dipartimenti Territoriali dislocati in tutte le
Regioni, che creano un raccordo sistematico con il tessuto produttivo e dei servizi e
con gli organi di governo nei diversi livelli. Per questa attività l’ Istituto
produce un introito annuo di circa 32 milioni di euro.

RICERCA E CAPACITÀ DI ATTRARRE RISORSE
La ricerca, cardine delle funzioni attribuite all’ Istituto, trova articolazione nel
Piano Triennale di Attività approvato, per altro, dai Ministeri Competenti (Salute,
Economia e Finanze e Dipartimento della Funzione Pubblica) che ne autorizzano anche
il finanziamento.
Oltre al Piano di Attività della ricerca corrente l’ Istituto, proprio in quanto Ente
Pubblico di Ricerca, ha in corso numerosi progetti finanziati dal sistema nazionale
ed internazionale della ricerca con il coinvolgimento delle reti di eccellenza delle
Università, degli Istituti di Ricerca di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
(IRCCS), delle Regioni, e degli Istituti internazionali impegnati nel settore.
L’ attività di ricerca, organizzata in progetti nazionali ed europei attualmente in
corso, attrae risorse pari a circa 18 milioni di euro.

IMPATTO E RISCHI
La soppressione dell’ ISPESL, Ente Pubblico di Ricerca, ed il suo assorbimento nell’
INAIL assieme all’ IPSEMA, quest’ ultimi enti previdenziali, “... al fine di
assicurare la piena integrazione delle funzioni assicurative e di ricerca connesse
alla materia della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori (…),
ottimizzando le risorse ed evitando duplicazioni di attività”, come recita la manovra
economica, evidenzia criticità ed incongruenze che rischiano di compromettere tutto
il sistema della ricerca nel settore della tutela della salute e sicurezza dei
lavoratori.
La manovra, che ha come obiettivo la riduzione della spesa pubblica, non offre
strumenti adeguati per la prosecuzione delle attività e delle attribuzioni cui l’
Istituto fa fronte secondo quanto previsto dalle norme in favore delle
Amministrazioni centrali dello Stato e dell’ Autorità giudiziaria. 
Per altro non prevede le modalità per la prosecuzione delle attività di ricerca
attraverso il completamento ed il funzionamento del piano triennale di ricerca ISPESL
2009-2011 che, interrotto nel suo percorso, comporterebbe uno spreco delle risorse ad
oggi impegnate e già approvate dagli stessi Ministeri promotori del processo di
soppressione.
La complessità del sistema e delle criticità derivanti dall’ integrazione con enti
previdenziali sono ben note al Parlamento che ha proceduto nei mesi scorsi a
formulare nel Disegno di Legge 1167-B/bis, attualmente in fase di approvazione
tramite apposita delega al Governo, il riordino degli enti vigilati dai Ministeri
della Salute e del Lavoro (INAIL – ISPESL) attraverso il coordinamento e l’
ottimizzazione delle rispettive attività e non la soppressione del solo ISPESL.
Tale processo legislativo, il cui iter durerà verosimilmente numerosi mesi, appare la
sede corretta del riordino del sistema poiché, garantendo l’ autonomia
tecnico-scientifica dell’ ISPESL nel settore della tutela della salute e sicurezza
nei luoghi di lavoro, permette di mantenerne la competitività nel quadro della
ricerca nazionale ed europea.
La scomparsa dell’ ISPESL creerebbe un’ assoluta anomalia nel contesto
internazionale. 
Tutti i paesi europei hanno attivi istituti di ricerca a carattere nazionale autonomi
nel settore (BAuA – Germania, INRS Francia, TNO Olanda, HSL Regno Unito, INHST
Spagna, NRCWL Danimarca, CIOP Polonia, ecc.). 
Nell’ unico caso, quello svedese, in cui è stato soppresso nel 2007 il NIWL, Istituto
di ricerca nazionale nel settore, si osserva un netto calo della partecipazione della
Svezia a progetti europei in tale ambito, contestualmente al peggioramento di tutti
gli indicatori di salute e sicurezza negli ultimi anni (Fonte Agenzia Europea
EU-OSHA).
A fronte di una importante destrutturazione del sistema della ricerca in materia di
tutela della salute e sicurezza del lavoro, con la soppressione dell’ ISPESL, il
risparmio di spesa ammonta ad appena 426.248 euro, come emerge dalla relazione
tecnica di accompagnamento al decreto del Ministero delle Economie e delle Finanze, a
fronte dei costi della mancata prevenzione nei luoghi di lavoro che sono stimati pari
al 3% del PIL (fonte Strategia Europea 2007-2012 della Commissione Europea).
Si pensi che i fondi del bilancio dell’ ISPESL posti a carico dello Stato ammontano a
circa 57 milioni di euro e che l’ Istituto ricava dal mercato ed attrae risorse per
ulteriori 50 milioni di euro, impiegando, oltre i dipendenti di ruolo, ricercatori
precari che contribuiscono in modo essenziale alla realizzazione delle attività e
che, a causa della soppressione dell’ Istituto, potrebbero cessare anticipatamente il
rapporto di lavoro.

APPELLO
In tale prospettiva è vitale garantire la prosecuzione ed il completamento di tutte
le attività in essere dell’ ISPESL nonché tutti i progetti finanziati e/o approvati
dal sistema di ricerca nazionale ed europeo.
“L’ ISPESL è tra le più importanti organizzazioni di ricerca nel settore OSH
(Occupational Safety and Health) nel mondo ed un partner chiave nelle reti PEROSH
(Partnership for European Research in Occupational Safety and Health) e OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) e della rete Sheffield Group”, come afferma
Eddy Morland, Presidente dello Sheffield Group, che è la rete mondiale degli istituti
di ricerca nel settore, uno tra gli oltre 9.000 firmatari dell’ appello sottoscritto
dal mondo della società civile, delle istituzioni, della cultura e della ricerca
provenienti da oltre 20 paesi.
Nel segno dell’ autonomia della ricerca, nella convinzione che questa permetta all’
ISPESL di svolgere un ruolo fondamentale di difesa e promozione dei valori della
salute e sicurezza dei lavoratori nel processo evolutivo della società civile e del
mondo produttivo e dei servizi, si motiva la mobilitazione oggi in atto quale gesto
estremo e consapevole di salvaguardia delle competenze maturate e delle azioni
intraprese dai ricercatori, tecnologi, tecnici diplomati e amministrativi tutti,
quale patrimonio culturale, scientifico e tecnologico la cui azione di tutela non può
essere affidata solo ai lavoratori dell’ Istituto di ruolo e precari, ma fatta
propria da tutti coloro che ne condividono le finalità e l’ indispensabilità.

L’ Assemblea dei Lavoratori dell’ ISPESL

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PROMOZIONE DELLA CAMPAGNA ANTI AMIANTO

Da: “Giustizia Per Vittime Eternit” di Facebook
http://www.facebook.com/profile.php?id=579174472

07 giugno 2010 14.59 

IMPORTANTE !
Con la preghiera di massima diffusione da parte di tutti !

Cari amici ,
vi rivolgo un appello importante per la promozione della campagna anti amianto. 

Il sito di social networking che abbiamo realizzato con l' aiuto della Regione
Piemonte per tenere tutti informati (è in inglese) sul processo Eternit, è stato
rocambolescamente candidato al premio internazionale Ischia di giornalismo. Un
riconoscimento importante.

Il sito (http://asbestosinthedock.ning.com/profiles/blogs/il-processo-di-torino-e-il)
è fatto da me, Niccolò, in collaborazione con l' AFEVA (Associazione dei Famigliari E
Vittime Amianto) ed è firmato dall' AFEVA di Casale Monferrato.

Si deve votare dal sito del premio Ischia
(http://www.premioischia.it/Sondaggi?lang=it) senza obbligo di registrazione, entro
il 25 giugno. 

Basta selezionare dal menù a tendina in fondo alla pagina il candidato numero 2:
2) Il processo di Torino e l’informazione lobbistica mondiale di Niccolò Bruna

Il voto oltre a riempirci di orgoglio, ci permetterebbe di far parlare un po' di più
sui media nazionali del dramma amianto, della bonifica e del processo all' Eternit di
Torino. 

Votate, e spargete la voce se potete, grazie ! 

Niccolò

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LA CULTURA DELLA PREVENZIONE PARLA DIECI LINGUE

Da: http://www.puntosicuro.it

Tradotto in diverse lingue "Straniero, non estraneo - ABC della sicurezza sul
lavoro", l’ opuscolo dell’ INAIL che si rivolge alle diverse comunità etniche
maggiormente esposte al rischio infortunistico.

Sarà distribuito nel mese di giugno l’ opuscolo dell’ INAIL "Straniero, non estraneo
- ABC della sicurezza sul lavoro". 

Tradotta in dieci lingue la pubblicazione nasce dall’ esigenza di rivolgersi alle
diverse comunità etniche maggiormente esposte al rischio infortunistico per
diffondere le nozioni di base in materia di prevenzione mediante un linguaggio
semplice, diretto e in grado, dunque, di favorirne l’ immediata comprensione. 
La semplicità del linguaggio vuole essere, dunque, la chiave di accesso a un contatto
immediato con i principi di sicurezza e al coinvolgimento della persona / straniero /
lavoratore. 
In tale contesto, anche l’ utilizzo di grafica, colori e immagini - che rappresentano
situazioni lavorative di tutti i giorni - diventano canali di dialogo e di
riflessione.

Per la diffusione di questo messaggio è stato utilizzato un canale di informazione e
distribuzione specializzato in prodotti e servizi editoriali dedicati agli stranieri
in Italia.

Disponibile infatti in ucraino, rumeno, albanese, polacco, portoghese, filippino,
arabo, spagnolo, inglese, francese - lingue selezionate tenendo conto dei dati
relativi agli occupati delle diverse etnie presenti in Italia - l’ opuscolo è stato
distribuito sul territorio nazionale il 1° giugno attraverso 13 testate editoriali
free press e presso consolati e ambasciate, agenzie di cambio, in circa 1.200 punti
vendita della rete Western Union comprensivi di phon center, negozi etnici, di
noleggio videocassette, nei punti Internet e, infine, presso le tabaccherie, le
Associazioni, i centri di consulenza legale per l’ immigrazione e le stazioni di
carburanti Agip. 

Le versioni nelle diverse lingue sono disponibili anche sul sito, dell’ Inail nella
sezione Pubblicazione e Riviste, mentre su quello di stranieriinitalia
(http://www.stranieriinitalia.it/) sarà presente, per trenta giorni, un banner
bottone di rinvio al portale dell’ Istituto per consultare e scaricare i pdf tradotti
in lingua.

L’ opuscolo "Straniero, non estraneo - ABC della sicurezza sul lavoro" in italiano,
anche scaricabile all’ indirizzo:
[url]www.inail.it/repository/ContentManagement/information/P951841374/Italiano%20OK.p
df[/url]


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