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COMITAL BERGAMO
  by Ronde Operaie / Categoria :: -Presidi Nord Ovest
Pubblicato il gio, 20 mag @ 19:46
 


Sono un operaio bergamasco e Vi scrivo perché stamane ho letto con dispiacere la
notizia pubblicata dall ‘ “Eco di Bergamo” che un'altra fabbrica della provincia di
Bergamo  “Comital” di Nembro, specializzata nella lavorazione di alluminio chiuderà
l’attività con il consenso dei lavoratori e del sindacato territoriale.

Ma leggendo bene l’articolo credo invece che anche questa volta chi è preposto a
tutelarci cioè il sindacato confederale. non è in grado di rivestire questo ruolo e
andrebbe cacciato.

Infatti, dice Damiano Bettoni sindacalista della UILM di Bergamo :  “ approvata
l’intesa, sono state ottenute una serie di tutele per i lavoratori come adeguati
incentivi all’esodo e l’impegno da parte aziendale di non spostare i macchinari fino
al 31 agosto , in modo da consentire ad eventuali acquirenti di farsi avanti. “

Accordo sindacale con il padrone, la fabbrica chiude e agli operai una miseria che
và
da i 15 mila ai 20 mila euro. Con i tempi di crisi che corrono qui nella bergamasca
poveri operai per la ricerca di un altro posto di lavoro. Per non dire cosa
succederà
dopo la data del 31 agosto , quando il padrone come prevedibile avrà come da accordi
sottoscritti, mano libera per smontare e trasferire i macchinari. E una fabbrica
smantellata sono posti di lavoro persi per sempre, ma non quelli dei sindacalisti.

Sulla stessa lunghezza d’onda di Bettoni è la dichiarazione di un altro sindacalista
della Fim Cisl  Carminati : “con questo accordo tuteliamo al meglio i lavoratori ,
accordo che ci ha impegnato per un lunghissimo tempo, e nel quale abbiamo profuso
tutta la nostra capacità di trattativa e mediazione. È un accordo apprezzabile, e
anche gli incentivi sono adeguati e soddisfacenti”. Ma non scherziamo con le tutele
di 800 euro al mese di cassa integrazione in deroga forse prorogabile fino alla fine
del 2011 se la Regione Lombardia rifinanzia gli ammortizzatori sociali.

E così è stato tolto il presidio per 24 ore al giorno organizzato dagli 88 operai
che
non permettevano al padrone di portare via gli impianti di nascosto. Ora il padrone
se la ride perche’ ci guadagnerà con la vendita “autorizzata” dei macchinari e poi
del terreno su cui sorge la fabbrica e con la cassa integrazione pagata dall’INPS.

Non diamo sempre la colpa agli operai quando le fabbriche chiudono. 

Sono convinto che se gli operai facevano in proprio continuando il presidio e non
delegando il sindacato non sarebbe finita così.

Angelo  
Operaio Dalmine (BG)

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