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MALATTIE DA USURA
  by Ronde Operaie / Categoria :: -Ronde Operaie
Pubblicato il gio, 17 giu @ 17:30
 


....Bisogna dire che l’ente che gestisce i dati è l’INAIL, la quale essendo una
assicurazione (di stato) deve stabilire quando la malattia è riconducibile al lavoro,
e dovendo quantificare il danno per l’indennizzo, ha tutto l’interesse a non
riconoscere molte malattie del lavoro, nascondendo in questo modo il fenomeno diffuso
delle malattie e morti fuori dai posti di lavoro. Bisogna considerare che questo tipo
di malattie si manifesta dopo diversi anni di lavoro, cosa che rende difficile il
collegamento con i luoghi di lavoro e le circostanze lavorative che in parte non
esistono più, rendendo quasi impossibile il riconoscimento della malattia da lavoro e
il risarcimento del danno, riconoscimento reso difficile perché nel frattempo il
reato è andato in prescrizione. Ma quanti sono le morti e le malattie per il lavoro?
I dati INAIL dicono che ci sono stati nel 2006 1280 morti sul lavoro, un milione di
feriti, diverse decine di migliaia dei quali avranno come conseguenza danni
permanenti. Considerando il fatto che in Italia la stragrande maggioranza delle
aziende è di piccole dimensioni, che il sistema di appalti e subappalti nei cantieri
fa scomparire ogni minima tutela, se si considera la presenza diffusa del lavoro nero
e schiavistico, non è facile dedurre che una grande quantità di infortuni non vengono
denunciati. Agli infortuni ufficiali e a quelli mai denunciati, bisogna aggiungere le
malattie professionali riferite alle gravi patologie riconosciute dall’INAIL, di
queste una parte sono mortali. Solo il mesotelioma, tumore che colpisce chi ha
respirato fibre di amianto, uccide, secondo i dati ufficiali, 1000 persone l’anno.
Questi morti per il lavoro sono in realtà una piccola parte della strage di operai ed
operaie che si ammalano e muoiono a causa di questo modo di lavorare. La realtà,
accuratamente nascosta riguarda un numero incalcolabile di lavoratori colpiti da
gravi malattie, diverse migliaia delle quali mortali. Questa parte nascosta sono le
morti e le malattie imputabili al lavoro e non riconosciute come tali, sono tutti
quei casi in cui esiste un ragionevole rapporto tra patologia e lavoro. Le malattie
di cui si parla sono i tumori ai polmoni, al naso, alla vescica e le leucemie. Questi
tumori, sono stati contratti in anni di esposizione a sostanze nocive e cancerogene,
i cui effetti si manifestano dopo diversi anni di lavoro e spesso dopo che il
lavoratore è andato in pensione. Alcuni studi stimano in 6000 gli operai morti ogni
anno per tumori derivanti dall’esposizione a sostanze cancerogene presenti nelle
attività lavorative. A queste malattie mortali bisogna aggiungere le emalattie gravi,
le quali anche se non hanno ffetti mortali, provocano danni permanenti. Una di queste
è quella che colpisce l’apparato scheletrico. Mani, braccia, schiena, sono queste le
parti del corpo dove si evidenzia il grado di violenza che l’intensità dei ritmi di
lavoro hanno sul corpo umano. Questa patologia usurante è molto diffusa nel settore
manifatturiero ed in particolare in quelle lavorazioni dove esistono fasi di lavoro
che implicano movimenti ripetitivi e operazioni gravose. Tra i lavoratori colpiti ci
sono in prevalenza donne, per via della quantità di ore lavorate nell’arco della
giornata. I danni di questo tipo sono la prima tra le cause di malattia tra i
lavoratori, e pur avendo conseguenze invalidanti gravi essa non è riconosciuta come
malattia del lavoro. Questo tipo di malattia, e tutte le altre, riferite al lavoro,
non essendo riconosciute come tali, non godono del diritto alle cure mediche
gratuite, risarcimento del danno e conservazione del posto di lavoro. Inoltre, queste
malattie causano un peggioramento della qualità della vita, impediscono una normale
prestazione lavorativa, costringono il lavoratore a interventi chirurgici e a lunghe
assenze dal lavoro. In questo modo, le conseguenze a cui si va in contro sono,
licenziamenti per sopraggiunta inidoneità alla mansione, oppure perché le assenze
hanno superato il periodo massimo per la conservazione del posto di lavoro. Mentre
nelle piccole aziende non serve nessuna motivazione per licenziare. Il danno che
questi lavoratori subiscono non sarà mai ripagato, violentati nel fisico e offesi
nella loro dignità, utilizzati e poi espulsi dal ciclo produttivo, emarginati e messi
nell’ombra come se non fossero mai esistiti. Mentre le morti violente sul lavoro non
possono essere nascoste perché diventano cronaca di tutti i giorni, e i lavoratori
fanno notizia cadendo dalle impalcature, restando schiacciati, bruciati vivi in
qualche fonderia o colpiti da qualche esplosione, Invece, le morti per tumori causati
dal lavoro, restano nel silenzio, non fanno notizia, non vengono conteggiate. Queste
migliaia di uccisioni che loro chiamano incidenti, morti bianche o disgrazie, per
farci, per farci credere che non ci sono responsabili. Sono in realtà delle vere e
proprie uccisioni. Come si fa a conciliare la sicurezza in officina e nel cantiere
con la riduzione dei costi e agli appalti al massimo ribasso? Per le aziende
impegnate nella ricerca costante della riduzione dei costi, la sicurezza e la difesa
della salute dei lavoratori diventa un costo, e perciò un ostacolo agli obiettivi
d’impresa. Le aziende si muovono sulla base di leggi economiche precise, ispirate dal
principio assoluto della ricerca del massimo profitto, da raggiungere a qualsiasi
costo. Dunque non c’è da stupirsi se fanno delle stragi di marca terroristica e
criminale, con l’aggravante della finalità del bieco motivo economico. E’ per questo
che gli operai continuano a morire ed ammalarsi nella totale indifferenza.

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