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RELAZIONE INTRODUTTIVA
  by Ronde Operaie / Categoria :: -Ronde Operaie
Pubblicato il lun, 07 lug @ 19:48
 


Il Governo grida e legifera sull’emergenza da tutte le parti, minaccia leggi
antisciopero, manganella e dà 5 anni di galera ai manifestanti che non vogliono
morire di monnezza, pianifica rastrellamenti contro i Rom, anche i campi fino ieri
riconosciuti legali e prende impronte digitali anche ai loro bambini. Apre 6 nuovi
centri di reclusione per i clandestini, così li può ingabbiare e selezionare a pane e
acqua come forza lavoro di riserva, rimpatriando quelli in esubero. Sdogana un parte
dell’esercito per utilizzarlo alla bisogna per garantire la cosiddetta “sicurezza”
nelle città.
Solo i 4 operai che ogni giorno muoiono sul lavoro continuano a non essere
considerati un emergenza. Basta, questa è la vera emergenza che tutti mistificano,
solo gli operai possono portarla pienamente in luce ed affrontarla concretamente
mobilitandosi  direttamente, oggi con i mezzi che abbiamo, domani con quelli che ci
daremo.
In Italia gli infortuni e le morti sul lavoro non si fermano, ma tendono a salire.
Una situazione dovuta al generale peggioramento delle condizioni in cui gli operai
sono costretti a lavorare. Un salto di qualità che in molti casi si manifesta anche,
nel modo in cui si muore sul lavoro. Si è passati dai singoli omicidi bianchi, così
vengono chiamati, a vere e proprie stragi di operai. Prima si parlava raramente di
stragi sul lavoro, prevalentemente quando esplodeva una fabbrica di fuochi
d’artificio, descritta come una stamberga clandestina, sfuggita ad ogni controllo
perché non aveva mai presentato domanda per gli indispensabili permessi e
autorizzazioni. Non c’è traccia in Italia negli ultimi decenni, di un susseguirsi di
stragi sul lavoro, della stessa frequenza ed intensità, come quelle verificatesi in
questi ultimi 6 mesi. Perciò sono necessarie le Ronde Operaie.
6 dicembre 2007, sette operai muoiono bruciati nel rogo della Thyssen Krupp a Torino,
fra le cose incredibili che fanno scalpore in questa strage, sono gli estintori che
avrebbero potuto salvare gli operai, ed invece erano scarichi. 3 marzo 2008, 5 operai
muoiono asfissiati tra i veleni di una Cisterna, alla Truk Center di Molfetta, (BA).
Doveva essere una normale operazione di pulizia. 16 aprile 2008, 2 operai muoiono
dilaniati da un esplosone alla Master Plast di Cornate D’Adda, (MI), non è una
fabbrica di esplosivi ma di materie plastiche, l’esplosione è dovuta ad un estrusore
che funzionava male da giorni, ma che il padrone obbligava ad usare. 11 giugno 2008,
6 operai muoiono asfissiati in una vasca del depuratore consortile di Mineo, vicino a
Catania, 2 erano in nero, 4 dipendenti comunali. Anche qui, doveva essere una
scontata operazione di pulizia. 13 giugno 2008, 3 operai egiziani di un impresa in
subappalto di un subappalto, volano dal 6° piano, da un ponteggio fuori norma, in un
cantiere edile di Settimo Milanese, 2 muoiono sul colpo. Lavoravano in nero per 3
euro e mezzo all’ora. Erano stati reclutati dai caporali del racket della braccia di
Piazzale Lotto a Milano, uno dei tanti posti dove all’alba si tiene il mercato della
forza lavoro in nero a più basso costo, perché clandestini, la tratta delle braccia
di una parte dei moderni schiavi salariati, i più malpagati e maltrattati. 
Queste stragi rivelano come siano generalizzati il peggioramento e la mancanza di
misure di sicurezza sul lavoro. Una situazione che non riguarda solo i clandestini,
gli irregolari, o qualche piccola fabbrica, ma tutto l’universo lavorativo, le
fabbriche, i cantieri, le aziende agricole e dei servizi. Nelle cause di queste
morti, ci sono tutte le componenti e le dinamiche che causano gli infortuni sul
lavoro, compresa la causa che le capeggia tutte: la pressione produttiva del padrone
per fare profitti.
Le stragi degli ultimi 6 mesi, si sono verificate mentre in altre parti del paese,
altri operai continuavano a morire sul lavoro, complessivamente ad una media di 4 al
giorno, un dato da cui sono esclusi i clandestini i cui corpi privi di vita vengono
spesso trafugati e attribuiti ad altre cause. C’è poi tutta la schiera dei feriti ed
invalidati, per non parlare delle malattie professionali, le patologie legate al
contatto di sostanze e materiali come l’amianto, di cui solitamente poco ne parlano i
mezzi d’informazione. 
Se in Europa l’Italia è all’ultimo posto per il livello dei salari, è tragicamente al
1° posto per i morti sul lavoro. Va perciò ricordato l’inganno a danno degli operai,
dei vincoli sindacali ai vari accordi fra le parti sociali, compreso quello del
luglio “93, vincoli che comprimendo i salari hanno da una parte aumentato la distanza
col carovita, e dall’altra hanno clamorosamente fallito anche l’obbiettivo della
sicurezza in fabbrica, nei cantieri, sui posti di lavoro. Vorrà pur dire qualcosa se,
nelle fabbriche della Marcegaglia, Presidente della Confindustria, in pochi mesi ci
sono stati 4 infortuni, di cui 1 mortale.
Il dato non definitivo dei morti sul lavoro in Italia nel 2007 è di 1.260
In Italia ogni 100 mila occupati, i morti sul lavoro sono 2,5 al primo posto davanti
a: Finlandia 2,4; Germania 2,2; Irlanda 2,2; Paesi Bassi 1,8; Regno Unito 1,4;
Danimarca 1,1; Svezia 1. 
L’Italia detiene anche il primato dei morti sul lavoro rispetto al Pil: 68 operai
morti ogni 10 miliardi di euro di Pil, contro i 45 della Francia, i 36 della Germania
i 12 della Gran Bretagna.
A Milano è partita la febbre dell’Expo 2.015. E’ previsto l’arruolamento di circa 100
mila operai per la realizzazione di immobili, opere e infrastrutture. Da dove
arriveranno e come verranno impiegati questi operai, dal momento che sulla piazza di
Milano non ce ne sono così tanti? Moratti, il sindaco di Milano, vuole dal Governo
una legge speciale che tolga al TAR ed ai Comitati Cittadini, la facoltà di
interrompere i lavori nei casi previsti dalla legge. Insomma per la Moratti i lavori
non si possono fermare, accada quel che accada.
Proprio in questi giorni il Governo ha ripristinato 2 punti della legge Biagi che
erano stati soppressi: il lavoro occasionale ed il lavoro a chiamata. Queste forme di
lavoro saranno un comodo paravento per la forza lavoro occupata in nero, in caso di
infortunio o di sopraluogo dell’Ispettorato del lavoro, le imprese potranno sempre
dire di averli assunti in giornata, aggirando la legge che dice di assicurare i nuovi
assunti almeno un giorno prima dell’inizio dei lavori.
Per le ronde operaie c’è tanto lavoro da fare. Vediamo ora le proposte operative.

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